Roma e il ghetto ebraico (FOTO)

ROMA GHETTO EBRAICO, COSA VEDERE  – Una passeggiata dal forte interesse storico e artistico è certamente quella tra le vie dell’antico ghetto ebraico di Roma, situato tra Piazza Mattei, Via del Portico d’Ottavia e l’Isola Tiberina.

LA STORIA – La sua triste e travagliata storia inizia in un anno preciso, il 1555, quando Papa Paolo IV Carafa decise di far erigere un muraglione detto “serraglio” per chiudere, all’interno di una porzione dell’attuale Rione Sant’Angelo, tutta la popolazione ebraica presente in città. Si trattava di un vero e proprio muro di cinta interrotto in tre punti da portoni di ingresso, che venivano aperti all’alba e chiusi al tramonto, imprigionando gli abitanti all’interno. Inizialmente il ghetto occupava l’area compresa tra il Tevere, via del Portico d’Ottavia e piazza delle Cinque Scole, ma con il passare degli anni venne ampliato raggiungendo piazza Mattei.Ghetto_Sinagoga 01

Fu così che si venne a costituire il ghetto di Roma, che però non fu il primo in Italia perché quaranta anni prima a Venezia era stato già creato un intero quartiere in cui la popolazione ebraica fu obbligata a vivere. Proprio la parola “ghetto” deriva dal verbo veneto “ghetare”, cioè gettare, in riferimento all’atto di gettare i metalli all’interno di roventi fornaci, uno dei mestieri più diffusi tra gli ebrei del tempo.

Le condizioni di vita all’interno del ghetto di Roma erano terribili e le restrizioni che i suoi abitanti subirono furono numerose: non potevano avere case di proprietà, dovevano pagare degli affitti salati, dovevano circolare con un segno di riconoscimento addosso e venivano sottoposti almeno una volta a settimana – principalmente nella giornata del Sabato – alle messe coatte, con lo scopo di convertirli al Cristianesimo. Per la popolazione tutto questo rimase “legge” fino all’epoca moderna quando, con l’avvento dell’Unità d’Italia a fine ‘800, il ghetto venne smantellato definitivamente. Agli inizi del ‘900, in seguito alle grandi distruzioni per la costruzione dei muraglioni del Lungotevere, fu qui edificato il Tempio Maggiore, la più grande sinagoga di tutta Europa, interamente realizzata in perfetto stile Liberty con commistioni di influenza orientale.

COSA VISITARE – Passeggiando oggi all’interno del ghetto non troveremo più alcuna traccia del “serraglio” di Paolo IV, ma le piazze, i vicoli e le vie del quartiere conservano ancora oggi tutta la memoria e il ricordo della caratteristica forma intricata di una volta.

Ghetto_ScorcioLa sua arteria principale è Via del Portico di Ottavia. Tra palazzi dal sapore antico, come la bellissima casa del mercante Lorenzo Manlio – dalla facciata impreziosita con una bella iscrizione celebrativa – si incontra il primo luogo della memoria, il Tempietto del Carmelo, dinanzi al quale gli ebrei erano costretti ad assistere alla messa. Poco più avanti si raggiunge Piazza delle Cinque Scole, così chiamata in ricordo dell’edificio che ospitava le cinque scuole rabbiniche presenti prima della costruzione del Tempio Maggiore. Al centro della piazza si trova oggi la Fontana del Pianto, l’unica ad essere stata realizzata nel ghetto alla fine del Cinquecento e che in origine si trovava nell’ormai scomparsa Piazza Giudia – nei sampietrini in Via del Portico d’Ottavia è ancora indicata la sua originaria collocazione. Sulla piazza si trova anche la Chiesa di Santa Maria del Pianto, così denominata perché al suo interno è conservata una miracolosa immagine della Vergine che, secondo la leggenda, avrebbe pianto per un omicidio commesso davanti ai suoi occhi, o come attestano altri, perché gli ebrei non volevano proprio saperne di convertirsi al Cristianesimo! Riprendendo Via del Portico d’Ottavia, è impossibile non scorgere i numerosi ristoranti khoser che offrono ai più curiosi pietanze tipiche della tradizione culinaria ebraica, condivise ormai però con la cucina romanesca, come per esempio i famosi carciofi alla giudia o la celebre zuppa di pesce. Si raggiungerà così la monumentale piazza porticata voluta dall’imperatore Augusto e dedicata all’amata sorella Ottavia: un’area votata alla cultura con biblioteche, sale riunioni e nel suo centro due importanti templi, uno dedicato a Giove e l’altro a Giunone. Qui nel Medioevo si iniziò ad organizzare un importante mercato del pesce: su un pilastro del portico è ancora oggi affissa una lastra di marmo utilizzata per la misurazione del pesce: tutti quelli di taglia superiore al disegno inciso sulla targa, dovevano di diritto essere regalati ai Conservatori della Città, cioè gli alti magistrati che governavano la Roma comunale; quelli più piccoli invece potevano essere venduti al mercato, alla gente comune. Le donne ebree, troppo povere per poter comprare il pesce, si recavano al mercato in cerca degli scarti per farli poi bollire tutti insieme: ecco come è nata la ricetta della zuppa di pesce!

Per chi è in cerca di una straordinaria opera d’arte da poter ammirare, imperdibile è Piazza Mattei. La piccola, ma elegante piazza, è così chiamata per la presenza di uno dei palazzi appartenuti alla potente famiglia Mattei che tra il XV e il XVI secolo realizzò in questa zona la cosiddetta Isola Mattei, un insieme di ben cinque palazzi! Al centro domina la curiosa e originale Fontana delle Tartarughe, realizzata alla fine del Cinquecento da Giacomo della Porta e Taddeo Landini, ma che deve la sua fama all’originale aggiunta seicentesca di Gian Lorenzo Bernini: graziose tartarughe sul bordo della vasca superiore nell’atto di tuffarsi. Anche qui una bella curiosità. Nell’angolo della piazza si nota il portale di accesso a Palazzo Costaguti, appartenente ad un’altra delle ricche famiglie cristiane che, insieme ai Mattei, detenevano le chiavi per aprire e chiudere ogni giorno uno dei portoni del “serraglio”. L’ingresso è così nell’angolo perché quando il ghetto fu ampliato, l’accesso principale del palazzo si venne a trovare proprio al suo interno e così venne spostato nella collocazione attuale. In Via della Reginella si può notare l’antico ingresso, effettivamente murato!

Ghetto_Piazza Mattei

E’ importante però ricordare la targa posta sulla palazzina di fronte al Portico d’Ottavia, che menziona uno dei momenti più bui e tragici della storia d’Italia: la notte del 16 Ottobre 1943 più di mille ebrei vennero prelevati dalle proprie case, radunati all’interno del ghetto e condotti dai tedeschi nei campi di sterminio. Per ricordare appunto e non dimenticare.

L’Asino d’Oro Associazione Culturale

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