Canale di Suez 2

Egitto.Dalle Piramidi al Canale alla fine degli anni ’70

“… strano come spesso basti un viaggio

pochi grammi di coraggio

un vestito un po’ più corto

e poi lo sguardo di uno che era di passaggio…”

Daniele Silvestri  Il Viaggio
Il canale di Suez Alberto Rieger 1864
Il canale di Suez Alberto Rieger 1864 http://www.museorevoltella.it/opere.php?id_opera=49

Non c’è un’età giusta per cominciare a viaggiare, o meglio  vanno tutte benissimo, ma prima cominci e meglio è!

Se quindi hai cominciato da giovane quando arrivi agli anni della maturità (per usare un eufemismo!) tendi a fare confronti, specialmente se visiti lo stesso posto a distanza di dieci o venti anni. Naturalmente è anche l’occhio del viaggiatore a cambiare, con il tempo diventa più smaliziato, ma di regola il mondo cambia più velocemente ed in maniera più imprevedibile di quanto non ti aspetti e non finisce mai di sorprenderti.

Nel 1978 l’Italia era nel mezzo degli “anni di piombo”, l’atmosfera non era certo delle migliori e, per motivi personali, accettai un lavoro con un’impresa che aveva contatti e cantieri all’estero, soprattutto nel Maghreb. Allora gli unici telefoni disponibili erano quelli appesi alla parete del corridoio perché tutta la famiglia “condividesse” le tue conversazioni telefoniche, i documenti cartacei, se non volevi affidarli alle poste (a tuo rischio e pericolo), dovevi riversali nel telex, una sorta di telegramma privato costosissimo, o consegnarli a mano tramite persone affidabili. Il mio incarico fu quindi di consegnare  i documenti più delicati  ai destinatari all’estero. Nell’aprile del ’78 la mia prima missione fu al Cairo.

Già nella preparazione commisi qualche errore, mi feci convincere a portare un paio di pantaloni grigi ( di rappresentanza) che però erano di lana pesante e, alle mie perplessità sul caldo del deserto, mia madre di disse che “… anche lì, ad aprile farà freschetto!”.

Poi all’arrivo al vecchio aeroporto del Cairo bisognava versare un deposito di cento dollari per entrare, ma io avevo solo fogli da centomila lire che nessuno voleva cambiare e quindi rimasi in sala d’attesa fino alle due di notte quando un doganiere impietosito (c’eravamo rimasti solo noi!) mi disse in arabo qualcosa come “ vabbè, vattene”.

Il mio ospite, che contattai il giorno seguente, era un ingegnere egiziano, persona squisita, che nei due o tre giorni necessari a preparare i documenti di ritorno decise di farmi conoscere la sua famiglia e un po’ del suo paese, per iniziare nel pomeriggio mi portò in un cantiere che stava seguendo e fu lì che scoppiò il mio colpo di fulmine con l’Egitto. Si trattava di un bellissimo attico in cima ad un grattacielo e mentre me lo stava mostrando partì da tutti i minareti la preghiera della sera, istintivamente andai sul terrazzo e vidi un grande sole rosso che tramontava al suono della preghiera  dietro la sagoma scura ed enorme delle piramidi che ammiravo per la prima volta. Che emozione!

La mattina seguente il mio ospite mi affidò ai suoi figli, pressappoco miei coetanei, che di mattina mi portarono a Giza a vedere le piramidi da vicino e nel pomeriggio a Kahn El Kalili, il grande suk presso la Grande Moschea.

Il giorno dopo fu la volta di un viaggio a visitare alcuni parenti che l’ingegnere aveva a Port Said sul capo mediterraneo del Canale di Suez a cui fui naturalmente invitato. Partimmo presto e mi resi subito conto che in Egitto, ad aprile non fa mai “freschetto”; la strada dopo tanti anni non saprei ricostruirla con esattezza, ma ricordo che prima costeggiammo un grande deserto di dune alla nostra sinistra per poi puntare verso Ismailia, città stupenda che, venendo dal Cairo, si può ammirare dall’alto in tutta la sua bellezza di grande oasi. Ancora qualche decina di chilometri e la strada diventa un lungo rettilineo che costeggia il canale di Suez, ma il canale non si vede perché l’acqua è ad un livello molto più basso del deserto circostante per cui si vedevano emergere dalle rocce solo i surreali fumaioli delle navi (allora avevano ancora i fumaioli!) che lentamente risalivano, una alla volta, le chiuse del canale

Inoltre su l’altro versante del canale, verso il Sinai, si potevano vedere grandi dune artificiali di sabbia ad intervalli regolari con sulla cima un nido di mitragliatrici, era l’esercito israeliano che che controllava il confine delle terre occupate e che solo alla fine del ’78, per gli accordi di Camp David, avrebbe restituito il Sinai al governo egiziano.

Tra i ricordi di quel viaggio mi è rimasta la scoperta della cucina egiziana ( la tahina!) che ho imparato ad apprezzare da allora, il fatto che girando per il Cairo era rarissimo vedere una donna velata, al massimo a testa coperta e solo se venivano dalla campagna; piazza Tahrir era nota solo per la Grande Moschea e per il fatto che si potesse dibattere e discutere di politica seduti ai tavoli dei locali. Un altro Egitto!

3 pensieri su “Egitto.Dalle Piramidi al Canale alla fine degli anni ’70

  1. …….Profonda è in te la nostalgia per la terra dei tuoi ricordi e per la dimora delle tue grandi speranze .
    ….. E noi ti chiediamo:
    “”Parlaci e dona a noi la tua verità ed i tuoi ricordi! La tua conoscenza doneremo ai nostri figli e questi ai loro figli ed essa non perirà””

    Liberamente tratto da “L’arrivo della Nave” di Gibran Khalil

    1. …per parafrasare ancora Gibran ti dirò che : ” Ricordare con amore è tessere un abito con i fili del cuore”. Grazie Angelica delle tue parole con cui hai colto perfettamente lo spirito con cui ho scritto queste note di viaggio a distanza di anni. Continua a seguirci , questo è solo l’inizio 🙂

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